Relazioni, comunicazioni in presenza (sessioni parallele) e virtuali al Convegno VOLTI DI UN TOMISMO VIVO

Titoli, abstract e informazioni biografiche al Convegno VOLTI DI UN TOMISMO VIVO

Gli elenchi, in ordine alfabetico, di tutti gli speaker (in presenza e virtuali) con abstract dei rispettivi interventi e informazioni biografiche del Convegno VOLTI DI UN TOMISMO VIVO.

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RELAZIONI

Congiunti L., Francesca Rivetti Barbò e l’audacia di pensare con san Tommaso

Il contributo sottolinea il modo originale con cui Francesca Rivetti Barbò ha utilizzato il pensiero di san Tommaso d’Aquino per la sua vita di pensatrice e di docente universitaria. In ogni versante della filosofia teoretica, ha recato innovazioni di tipo terminologico e semantico, impegnata nel comunicare con i contemporanei, nella ricerca di una verità che dia senso alla vita. In modo particolare, ci si soffermerà sulla conoscenza concettuale, la multivocità dell’essere e la conoscenza di Dio.

Lorella Congiunti, Presidente della SITA. Dottore in Filosofia e in Teologia. Coniugata, ha tre figli. Ordinario di Metafisica nella Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Urbaniana, dove è stata Vicerettore dal 2013 al 2017 e Direttore dell’Istituto Studi sull’Ateismo dal 2018 al 2021. Fa parte del Comitato Scientifico e del Corpo Docente del Joint Diploma in Ecologia Integrale; del Joint Diploma in Studi su San Tommaso; del Joint Diploma su Donne e Chiesa. Tra le sue monografie: L’incontro imprevisto. Il caso nel pensiero di Tommaso d’Aquino (2025); Estudo de temas tomistas (2015); Lineamenti di filosofia della natura (2010, trad.ingl. 2020, trad.franc. 2024); Ateismo ateo (2014); Soggetto del sapere e scienze moderne (2005); La ragione e il suo contrario (2004); Soggettività e ontologia (1996).

 

Panero M., Giuseppe Abbà e l’impostazione tomista dell’etica

Il contributo presenta la figura di Giuseppe Abbà (1943-2020), quale originale rappresentante del tomismo italiano del Novecento. Intrecciando dati biografici e itinerario intellettuale, se ne mostrano gli apporti principali: l’introduzione di Tommaso quale interlocutore autorevole nel dibattito etico-filosofico contemporaneo, e l’elaborazione sistematica di una filosofia morale centrata sul punto di vista della prima persona e sul ruolo architettonico delle virtù. Tale progetto viene coerentemente sviluppato nelle opere di Abbà, di cui si offre una mappa orientativa. Si presenta infine il progetto incompiuto di un volume sulla Summa Theologiae come itinerario pedagogico-formativo.

Marco Panero è nato a Bra (Cuneo) nel 1982. Salesiano dal 2002, è Professore straordinario di Filosofia morale presso l’Università Pontificia Salesiana e Prelato Consigliere della Penitenzieria Apostolica. Ha conseguito il Dottorato in Filosofia sotto la guida del prof. G. Abbà. I suoi interessi di ricerca vertono principalmente sulla filosofia morale d’ispirazione tomista, con particolare riferimento all'etica delle virtù, alla filosofia dell'azione e alla saggezza pratica. Da dicembre 2022 dirige la rivista dell’UPS Salesianum. Dal 2025 è membro della Pontificia Accademica San Tommaso d’Aquino. Alla ricerca e all’insegnamento accademico affianca il ministero della predicazione.

 

Pangallo M., Giovanni Battista Mondin: studioso e discepolo di Tommaso d’Aquino

Giovanni Battista Mondin è stato uno dei maggiori esponenti del Tomismo del Novecento; tra i temi della filosofia di Tommaso d’Aquino da lui trattati, è molto importante il suo studio sull’analogia e sui nomi divini. Mondin, similmente a Cornelio Fabro, afferma che il linguaggio su Dio deve usare sia l’analogia di proporzionalità sia l’analogia di attribuzione intrinseca, dando un primato a quest’ultima.

Mario Pangallo, nato a Reggio di Calabria il 14 agosto 1962, è Ordinario di Storia della Filosofia Medievale nella Pontificia Università Gregoriana e Incaricato di Teologia Naturale nella Pontificia Università Lateranense. Socio Ordinario della Pontificia Accademia di S. Tommaso. Tra le sue pubblicazioni: Il principio di causalità nella metafisica di S. Tommaso, LEV, Città del Vaticano 1991; La libertà di Dio in S. Tommaso e Duns Scoto, LEV, Città del Vaticano 1992; Legge di Dio, sinderesi e coscienza nelle Quaestiones di S. Alberto Magno, LEV, Città del Vaticano 1997; Il Creatore del mondo. Breve Trattato di Teologia filosofica, Casa Editrice Leonardo da Vinci, Roma 2004; In Principio. Itinerari di riflessione metafisica, Aracne Ed., Roma 2014; “Deum et animam scire cupio”. Temi di Filosofia medievale, Aracne Ed., Canterano-Roma 2020.

 

Romera L., Cornelio Fabro. Ripensare l’essere come atto

La figura del filosofo e storico Cornelio Fabro spicca come uno degli interpreti più penetranti e originali del pensiero di San Tommaso d'Aquino nel XX secolo. Contro le letture della neoscolastica post-tomista (suarezismo, scolastica moderna), che secondo Fabro hanno ridotto la nozione di essere alla mera existentia o fatto di trovarsi nella realtà, Fabro recupera la portata speculativa dell'Aquinate con un’ermeneutica l'essere in quanto actus essendi come «essere intensivo» (esse ut actus), che si nutre della dottrina della partecipazione. Secondo Fabro, questa novità metafisica tomista risulta dalla sintesi di fonti platoniche e neoplatoniche (Pseudo-Dionigi, Liber de Causis, Boezio) con i punti assiali della metafisica di Aristotele, illuminata dal dogma della creazione ex nihilo. Per accedervi, occorre riprendere il metodo noetico-risolutivo di Tommaso, a partire dall'ens come primum cognitum. Inoltre, il suo pensiero è contraddistinto dal dialogo instaura con sponenti centrali della modernità: con Hegel, Kant, Heidegger e, in particolar modo, con Kierkegaard. Momento risolutivo del pensiero di Fabro è la convinzione metafisico-esistenziale secondo cui «finitudine ontologica» dell’essere umano, con la sua libertà trova il suo senso e la sua salvezza nella relazione personale con l'Assoluto attraverso la preghiera come esistenziale essenziale.

Luis Romera è professore ordinario di metafisica preso la Pontificia Università della Santa Croce (Roma). Già rettore della suddetta università e presidente della Conferenza di rettori delle università pontificie di Roma, ha svolto il suo lavoro di ricerca e insegnamento nell’ambito del pensiero di San Tommaso in dialogo con pensatori moderni e contemporanei, fondamentalmente Heidegger, Hegel, Nietzsche, Kierkegaard, Apel, Habermas, ecc. Inoltre, si è occupato di tematiche corrispondenti al campo della filosofia della religione, in dialogo con la teologia, specialmente con il pensiero di Pannenberg.

 

Sacchi D., Il tomismo “neoscolastico” di Sofia Vanni Rovighi

Allieva di Amato Masnovo nell’Ateneo del Sacro Cuore, presso il quale insegnò per decenni Storia della filosofia ma anche, sia pure per periodi più brevi, Filosofia morale e Filosofia teoretica, Sofia Vanni Rovighi (1908-1990) è stata la migliore interprete italiana di quel neotomismo di impianto aristotelizzante che nell’ambito della filosofia del Novecento ha trovato numerosi punti di contatto soprattutto con le correnti realistiche della scuola fenomenologica. Nel mio contributo cercherò di mettere in luce pregi e limiti di tale impostazione anche ponendola a confronto con le letture del tomismo offerte da J. Maritain ed E. Gilson, per un verso, e da C. Fabro, per altro verso. 

Dario Sacchi, già professore ordinario di Filosofia Teoretica nell’Università Cattolica di Milano, è stato costantemente animato, nella sua lunga attività di ricerca, dall’intento di saggiare la consistenza e la vitalità di alcune idee chiave della metafisica classica nel confronto con le istanze provenienti da vari settori della filosofia contemporanea. La sintesi più organica delle sue posizioni nel campo dell’ontologia è rinvenibile nel volume Lineamenti di una metafisica di trascendenza, edito da Studium in Roma. Si è occupato anche di tematiche attinenti al pensiero di Kant, Hegel, Nietzsche, Kierkegaard, Rousseau. È membro del comitato scientifico di varie riviste e collane filosofiche.

 

COMUNICAZIONI IN PRESENZA (sessioni parallele)

Alfano G., Il contributo di Padre Mariano Cordovani O.P. al rinnovamento dello studio del tomismo

Il pensiero e l’opera di Padre Mariano Felice Cordovani O.P. (1883/1950), domenicano, Maestro del Sacro Palazzo Apostolico e primo Teologo della Casa pontificia dal 1942 fino alla morte, consente un’attenta riflessione sul contributo che egli ha offerto al rinnovamento degli studi sul pensiero di S. Tommaso d’Aquino, soprattutto in merito al rapporto tra persona, comunità e società civile. Docente e poi Rettore della Pontificia Università S. Tommaso (Angelicum), egli approfondi e rinnovò gli studi sul pensiero dell’Aquinate, in un’epoca come la prima metà del XX° secolo, caratterizzata da un forte anticlericalismo agnostico e dalla diffusione delle grandi ideologie che imperarono nel ‘900, portando al centro del dibattito culturale e filosofico l’emergenza della persona e contribuendo a rinnovare anche lo spirito della dottrina sociale cattolica. Notevole fu il suo contributo alla stesura di importanti documenti pontifici sotto il Magistero dei papi Pio XI e Pio XII, come la “Divini Redemptoris” o la” Mystici Corporis” e fu anche tra gli ispiratori insieme a mons. Giovanni Battista Montini degli incontri di Camaldoli che portarono alla stesura del famoso Codice. Il suo pensiero, attento ai forti mutamenti degli anni ’40, fu anche di conforto per il S. Padre Pio XII nei radiomessaggi del Natale 1942 e del Natale 1944 sulla critica al pensiero totalitario e sulla scelta della democrazia come pratica politica del pensiero cattolico. Seppe rinnovare l’attenzione al pensiero cattolico, curando l’edizione degli scritti di S. Tommaso relativamente all’attualità della “Summa Theologiae” e della “Summa contra Gentiles”, e del “De Regimine principuum”. Notevole fu anche la costante collaborazione all’”Osservatore Romano” dal 1929 alla morte, aprile 1950, sui principali temi socio politici come editorialista; ricchissimo il patrimonio bibliografico in volumi, saggi opuscoli che partendo da temi teoligici,s paziano fino alla sociologia e alla politica, ove denuncia le gravi conseguenze dell’identificazione tra io e Dio,tra intelligenza e volere opponendosi sia all’attualismo gentiliano che alla filosofia marxista. Dopo la sua morte il padre domenicano Raimondo Spiazzi O.P. diede alle stampe una poderosa biografia del padre Cordovani, lla quale volle dare il suo contributo nella prefazione l’allora mons. Giovanni Battista Montini, futuro S. Paolo VI, amico ed estimatore del padre Cordovani.

Giulio Alfano nato a Roma ove risiede, laureato in filosofia e specializzato in filosofia politica e storiografia filosofica, insegna Istituzioni di Filosofia Politica, Etica Politica, Storia delle Dottrine Politiche presso la facoltà di filosofia della Pontificia Università Lateranense (P.U.L.) e nella stessa università Scienza Politica presso il Ciclo di Studi in Scienze della Pace e Cooperazione Internazionale del quale è anche Delegato e Coordinatore È Presidente dell’Istituto “Emmanuel Mounier-Italia”. È Laico Domenicano consacrato ed è stato Presidente del C.N. delle F.L.D. d’Italia e Malta.

 

Antonacci G., Luigi Bogliolo. Una «rilettura» della pagina tomista per il nostro tempo

Luigi Bogliolo (1910 1999) è stato uno dei principali esponenti del neotomismo italiano del XX secolo. Oltre che Segretario della Pontificia Accademia di San Tommaso e Rettore della Pontificia Università Urbaniana, è stato Docente alla Lateranense, alla Gregoriana e in varie altre Università e Istituzioni. I Il noto metafisico Battista Mondin così si esprime, introducendo (a pag. 8) la Miscellanea (intitolata Virtualità e attualità della filosofia cristiana) che l’Università Urbaniana dedicò a Bogliolo per il suo 75mo genetliaco: “Don Luigi Bogliolo è stato tra i più valenti avvocati e tra i più autorevoli esponenti della filosofia cristiana, durante la sua lunga e benemerita carriera di docente e di studioso; nessun altro in Italia ha combattuto per la causa della filosofia cristiana con altrettanto ardore, rivendicandone il carattere rigorosamente teoretico e verificandone la fecondità in tutti gli ambiti della filosofia, nella gnoseologia come nella metafisica, nell’etica come nell’antropologia, nella cosmologia come nella teodicea”. Oltre al tema della filosofia cristiana – sul quale Bogliolo presenta una sua proposta ontologicamente molto marcata, a partire dal dibattito francese degli Anni Trenta – uno degli apporti più originali di Bogliolo è stato l’aver evidenziato anche l’interiorità di Tommaso d’Aquino e l’influsso di quest’ultima nella ricerca della Verità. In modo particolare, Bogliolo sottolinea alcuni atteggiamenti di Tommaso: ottimismo, apertura, stupore, spirito di servizio e di carità, gioia, umiltà. In una delle sue opere principali, così si esprime il Bogliolo: “Ciò che più meraviglia è il fatto che una personalità tanto forte e tanto dotata, sia deliberatamente riuscita a sparire per servire la verità. S. Tommaso è grande perché ha saputo farsi piccolo, per servire la verità. […] Più grande di quanto ha scritto è il suo atteggiamento spirituale, il come, lo spirito con il quale ha saputo esporre la verità umana e rivelata Il sottotitolo del presente abstract è desunto dal titolo di uno studio su Bogliolo, opera del suo allievo V. Rolandetti.

Don Giovanni Antonacci, originario di San Giovanni Rotondo (FG), ha conseguito il Baccellierato (110/110 e lode) e la Licenza in Antropologia Teologica (110/110 e lode) presso la Facoltà Teologica Pugliese, con due Tesi dedicate ad approfondire il pensiero di J. Ratzinger: “Fede e inculturazione. La posizione di J. Ratzinger” e La fede come esperienza nella teologia di Joseph Ratzinger ”. Dopo il primo Dottorato – in Teologia Spirituale – conseguito a Roma presso la Pontificia Università della Santa Croce nel gennaio 2021, l’Autore ha conseguito anche la Laurea magistrale presso l’Università di Tor Vergata (2022) ed un secondo Dottorato con il massimo dei voti, in Filosofia, presso la medesima Università Santa Croce nel giugno 2025. Titolo della seconda Dissertazione dottorale: “Il rapporto tra fede e ragione nel pensiero filosofico di Luigi Bogliolo”. È attualmente in corso la pubblicazione di questa seconda Tesi dottorale, mentre la prima Dissertazione dottorale (teologica) è stata pubblicata nel 2022 dalla Libreria Editrice Vaticana con il titolo: Padre Pio e i doni dello Spirito Santo. Carismi ordinari e straordinari (con Prefazione del Card. Marcello Semeraro). Nel febbraio scorso ha esposto una Comunicazione al Convegno internazionale di Filosofia "Emotions and Flourishing" presso la Pontificia Università della Santa Croce, presentando alcuni aspetti della filosofia di Bogliolo. Giornalista pubblicista oltre che Parroco e Direttore della Rivista diocesana, è impegnato nel coniugare teologia, filosofia, spiritualità e cultura anche nell’ambito pastorale. Si concentra soprattutto sul rapporto tra ragione e fede come campo di frontiera della nuova evangelizzazione, utilizzando a tal fine anche un proprio canale YouTube https://www.youtube.com/@vangeloggi-dongiovannianto7618

 

Ascheri V., Gustavo Bontadini: l’unità del sapere nella circolarità esperienza-pensiero.

Gustavo Bontadini (1903 – 1990) è stato un filosofo milanese che si laureò e poi insegnò Filosofia Teoretica per oltre vent’anni all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (e negli anni precedenti anche a Urbino, alla Statale di Milano e a Pavia), esponente del movimento neotomista, insieme a C. Fabro, F. Olgiati, A. Masnovo, S. Vanni Rovighi e altri. Studioso di Aristotele e Tommaso, ma anche di Parmenide, Bontadini si definì come «un metafisico radicato nel cuore del pensiero moderno» e filosofo «neoclassico», affermando in questo modo che la metafisica può svolgere un ruolo importante nella filosofia contemporanea e proporre una visione di unità del sapere che riesca a conciliare l’opposizione tra l’essere e il divenire. L’esperienza è da intendersi come “presenza” nell’essere (e non come frutto della razionalità o serie di dati empirici) che rivela l’essere stesso, portando dunque a proporre una concezione dell’ "unità dell'esperienza" in cui tra esperienza e pensiero si realizza il rapporto di circolarità che costituisce il sapere, senza cadere nel dualismo tra metafisica e gnoseologia, tra realtà (essere) e pensiero, come invece è accaduto nella filosofia moderna e in particolare nell’idealismo. Bontadini ribadisce a questo riguardo la necessità e il ruolo del principio di non-contraddizione che garantisce come il divenire temporale non possa essere contraddittorio, perché l’essere è creato da Dio e l’identificazione dell'essere e del non-essere proprio dell'esperienza è visto come il risultato dell'azione dell'Essere. Scrive Messinese (2006), ripercorrendo la proposta teoretica di Bontadini e sostenendo la sua rilevanza e validità nell’ambito della “ricostruzione metafisica”, proposta da alcuni filosofi del XX secolo: «la riproposta della metafisica classica non si pone semplicemente “accanto” o “di contro” alla filosofia moderna, ma quale soluzione speculativa del “problema metafisico” al quale essa stessa perviene al termine del suo processo».

Valeria Ascheri (Genova, 1976) ha conseguito presso l’Università degli Studi di Genova la laurea magistrale in Filosofia (1999) e il dottorato di ricerca in Filosofia della Scienza (2004). Inoltre ha ottenuto la Licenza in Comunicazione Istituzionale (2013) presso la Pontificia Università della Santa Croce. Dall’ottobre 2026 è Professore Associato di Filosofia della Natura nella facoltà di Filosofia (Pontificia Università della Santa Croce), dal 2022 è Prof. Invitato nella Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Urbaniana e dal 2011 è Professore Straordinario (docente stabile) per l’area di Filosofia all’ISSR all’Apollinare. Negli ultimi dieci anni è stata altresì prof. Invitato presso la Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino – Angelicum, l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (Roma), l’Istituto Teologico Pio XI (Sanremo, Imperia) e l’Istituto Teologico san Pietro (Viterbo). Dal 2004 al 2014 ha collaborato per alcuni anni con il Centro di ricerca “Documentazione Interdisciplinare di Scienza e Fede” (DISF) diretto dal prof. G. Tanzella-Nitti, successivamente con il Pontificio Consiglio della Cultura (Progetto STOQ – Science, Theology and the Ontological Quest) e infine con la Pontificia Accademia per la Vita. Autrice di molti articoli, studi e recensioni riguardanti temi di filosofia della conoscenza, epistemologia, scienza e fede, pubblicati su riviste e volumi collettanei, ha curato la seconda edizione del manuale di A. Llano Filosofia della conoscenza (Edusc, Roma 2011), ha pubblicato Interdisciplinarità e unità del sapere nel XX secolo. Maritain, Polanyi Ladriére (IF Press, Morolo – FR 2014), (con M. Pérez de Laborda), La ricerca di Dio. Trattato di teologia filosofica (Edusc, Roma 2025), La conoscenza umana e la ricerca della verità. Percorso antropologico e gnoseologico (Edusc, Roma, in corso di stampa).

 

Brienza G., La filosofia del diritto alla luce del tomismo: Giovanni Ambrosetti (1915-1985).

L’opera di Giovanni Ambrosetti (1915-1985), Ordinario di Filosofia del diritto nell’università di Modena e socio della Pontificia Accademia Romana di San Tommaso, è volta non solo all’accoglimento attivo ma anche all’approfondimento e all’arricchimento della tradizione scolastica nel campo della filosofia giuridica. Come emerge dal suo libro più noto Diritto naturale cristiano: lineamenti storici (1964), infatti, lo studioso veneto ha insistito in tempi di dominante positivismo giuridico sul punto che il diritto naturale è presente entro gli ordinamenti utilizzando al tempo stesso l’espressione di “trascendenza” del diritto naturale rispetto al diritto positivo, volendo così sottolineare la connessione che i due piani, pur ontologicamente distinti, possono e debbono avere nella storia.

Giuseppe Brienza, giornalista pubblicista, è dottore di ricerca nella facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma “La Sapienza”. Attualmente collabora con le riviste Studi Cattolici, Radici Cristiane, LineaTempo e con le testate online italiane Corrispondenza romana e Il Corriere del Sud e quelle argentine Foro Patriótico e Hasta Dios. Ha pubblicato una cinquantina di saggi scientifici e 18 libri fra i quali Famiglia e politiche familiari in Italia (Carocci editore, Roma 2001), Famiglia, sussidiarietà e riforma dei servizi sociali (Città Nuova Editrice, Roma 2002) e Libertà ed identità religiosa nell’Unione europea (Edizioni Solfanelli, Chieti 2006, vincitore Selezione saggistica edita del Premio letterario internazionale Arché “Anguillara Sabazia-Città d’Arte”, Roma 2007).

 

Calvo Tolosa F. J., Cornelio Fabro e Augusto Del Noce: due letture tomiste della Modernità tra metafisica dell’esse ed ermeneutica dell’ateismo moderno

Il contributo analizza l’attualità del tomismo attraverso il confronto tra Cornelio Fabro e Augusto Del Noce. Entrambi interpretano la modernità a partire dalla crisi del fondamento metafisico e dall’emergere dell’ateismo, ma divergono nel giudizio sulle sue possibilità interne. Fabro rinnova il tomismo mediante la metafisica della partecipazione e dell’atto d’essere; Del Noce ne recupera la fecondità nella lettura storica della modernità. Il saggio mostra come il tomismo possa confrontarsi con la soggettività moderna senza ridurre la libertà né all’immanenza né all’autosufficienza, articolando essere, verità e apertura alla trascendenza.

Sacerdote diocesano di Ávila e parroco. Professore a contratto di Filosofia presso la Facoltà di Lettere e Scienze dell’Educazione dell’Università Cattolica di Ávila.Dottore di ricerca in Filosofia (Ph.D.) presso la Pontificia Università della Santa Croce (Roma). Laureato in Scienze Politiche e dell’Amministrazione (Università Complutense di Madrid), in Studi Ecclesiastici (Università Pontificia di Salamanca) e in Filosofia (PUSC, Roma). Ha inoltre conseguito un Master in Studi Avanzati di Filosofia (Università Complutense di Madrid) e un Master per la Formazione degli Insegnanti della Scuola Secondaria. È autore di diverse pubblicazioni apparse su riviste specialistiche di filosofia.

 

Cianci D., Per una pedagogia tomistica. Il profilo teorico di Mario Casotti

Il contributo intende ricostruire il pensiero di Mario Casotti, filosofo e teorico della pedagogia, come tentativo di fondare l’educazione su basi tomistiche, in alternativa tanto alla metodologia di stampo gentiliano quanto alle derive naturalistiche dell’attivismo pedagogico. In tal senso si analizzerà il pensiero di Casotti in riferimento all’atto educativo da intendere non solo come tecnica di socializzazione o adattamento, ma come processo intenzionale orientato alla visione integrale della persona. In quest0orizzonte, il rapporto maestro allievo non viene dissolto nell’autocoscienza dello spirito, come nell’Idealismo, né ridotto a una prospettiva funzionale, ma viene a coincidere con una cooperazione fra teoria e pratica. L’ipotesi di questo lavoro è quella di inserire Mario Casotti come figura centrale della corrente neoscolastica italiana applicata all’ambito educativo, tentando di riscostruire tanto il suo percorso biografico tanto quello scientifico.

Dorella Cianci, nata il 20/03/1984, è laureata in Lettere classiche e specializzata in Filologia classica (indirizzo di Storia della Filosofia greca ) con il massimo dei voti (dignità di stampa e menzione speciale per le due tesi di laurea), sotto la guida del prof. F. De Martino (grecista presso l’Università di Bari e Foggia). Ha poi ottenuto una borsa di studio estera in Filosofia Antica presso gli incontri Eleatica, con la direzione dei proff. L. Rossetti (Univ. di Perugia) e A. Mourelatos (Univ. del Texas). Nel 2013 è stata vincitrice con borsa, presso l’Università Lumsa, del Dottorato di ricerca in Storia dell’Educazione , sotto la guida scientifica del prof. G. Tognon. Ha concluso il suo percorso dottorale con una tesi sulle fonti della maieutica greca e sull’importanza del dialogo e, al contempo, ha pubblicato nella collana di Scienze dell’Educazione , dell’editore ETS di Pisa (diretta dalla pedagogista S. Ulivieri, professore emerito presso l’Università di Firenze e presidente SIPED), un volume dal titolo Corpi di parole (2014, con la prefazione di G. Tognon). Altre info qui.

 

Covino G., Antonio Livi: senso comune e metafisica

Il contributo intende presentare i nuclei fondamentali della filosofia del senso comune elaborata da Antonio Livi, evidenziandone l’originalità. nel panorama del pensiero contemporaneo e il saldo radicamento nella tradizione del realismo metafisico di Tommaso d’Aquino e di Étienne Gilson. Muovendo dalla ricerca del punto di partenza della conoscenza, Livi individua nel senso comune un sistema organico di giudizi spontanei e necessari che costituiscono il fondamento di ogni sapere filosofico e scientifico. Dopo aver distinto il senso comune dal semplice buon senso e dalla saggezza pratica, il contributo espone la struttura della teoria liviana, soffermandosi sui cinque giudizi esistenziali che ne costituiscono il contenuto: l’esistenza del mondo, dell’io, degli altri soggetti, dell’ordine morale e del Fondamento ultimo della realtà. Tali evidenze, radicate nell’esperienza originaria, trovano una significativa continuità con la metafisica tomista, in particolare nella concezione dell’essere quale primo oggetto dell’intelligenza, nella priorità epistemica dell’esperienza e nell’affermazione della conoscenza naturale dell’esistenza di Dio.

Laureato in Scienze Filosofiche e docente di Filosofia e Storia nei Licei. La mia attività di ricerca si concentra prevalentemente sulla metafisica, sull’epistemologia del realismo e sulla filosofia del senso comune, con particolare attenzione al pensiero di Antonio Livi, Jacques Maritain e alla tradizione tomista contemporanea. Sono autore delle monografie Jacques Maritain nella tradizione del senso comune (2019) e Il senso morale (2017). Ho inoltre pubblicato numerosi articoli su riviste scientifiche e volumi collettanei, dedicati ai temi della filosofia della conoscenza, della metafisica e del rapporto tra ragione e fede. Collaboro a iniziative di divulgazione filosofica e sono ideatore e curatore del sito Briciole Filosofiche, progetto volto alla diffusione della riflessione filosofica attraverso articoli di carattere teoretico e storicofilosofico. La mia attività coniuga ricerca, insegnamento e divulgazione, con particolare interesse per la valorizzazione del realismo filosofico nel dibattito contemporaneo.

 

Damonte M., Il contributo di Enrico Berti al tomismo tra Ventesimo e Ventunesimo secolo

L’attenzione di Enrico Berti nei confronti di Tommaso d’Aquino è stata una costante nella sua riflessione. Dopo una presentazione dei principali lavori dedicati da Berti a Tommaso, al fine di mettere in evidenza le principali tappe ermeneutiche di un confronto serrato, sempre filologicamente informato, ma anche maturato con il tempo, il presente studio mostrerà in quali termini il contributo di Berti possa essere ricondotto al dibattito circa la dipendenza di Tommaso dalla tradizione aristotelica o neoplatonica. Mi concentrerò sulle nozioni di analogia, di partecipazione e di Ipsum esse subsistens. Nel primo caso, Tommaso oscillerebbe tra l’uso di una analogia di attribuzione – in cui uno stesso nome ha molti significati, tutti in rapporto con uno anteriore che ne è causa – e una analogia di proporzione – in cui il rapporto gerarchico viene meno –, privilegiando la prima nel commento alla Metafisica di Aristotele. Per quanto riguarda la nozione di partecipazione, Tommaso la presenterebbe come una dipendenza causale, il che permetterebbe di salvaguardare l’alterità del principio primo, secondo il dettato aristotelico. Infine, la nozione di Ipsum Esse subsistens, andrebbe letta attraverso una concezione aristotelica di atto, cioè non come actus essendi in generale, ma come actus essentiae, ovvero come atto di una particolare essenza. Nella conclusione suggerirò come i risultati conseguiti da Berti nella sua lettura dei testi tomisti offrano un fecondo paradigma per il prossimo futuro. Berti, infatti, ha contribuito a mostrare l’attualità di Tommaso soprattutto grazie al dibattito sorto nell’ambito dell’ontologia analitica. Inoltre, Berti insiste sulla fruibilità di Tommaso quale teologo naturale in dialogo con il mondo laico, quasi accostando la sua concezione di problematicità radicale dell’esperienza con quella di trascendenza propria di Tommaso, annoverandolo così all’interno della sua propria proposta di metafisica “essenzializzata”, “debole”, e “laica”, la metafisica da lui auspicata per il XXI secolo.

Marco Damonte è ricercatore universitario a tempo determinato (RTD-b) in Storia della filosofia presso il Dipartimento di Antichità, Filosofia e Storia dell’Università degli Studi di Genova. Ha conseguito il Baccellierato in Teologia presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e, nel 2010, il dottorato di ricerca in Filosofia presso l’Università di Genova. La sua attività scientifica si concentra prevalentemente sulla storia della filosofia contemporanea, sull’epistemologia e sulla filosofia della religione. Particolare rilievo assumono nelle sue ricerche il rapporto tra filosofia analitica e tradizione tomista e il problema dell’intenzionalità. Tra le sue principali monografie figurano Wittgenstein, Tommaso e la riscoperta dell’intenzionalità (2009) e Una nuova teologia naturale. La proposta degli epistemologi riformati e dei tomisti wittgensteiniani (2011). La sua produzione comprende inoltre numerosi saggi dedicati alla filosofia della religione, al tomismo analitico, all’epistemologia e alla storia della filosofia italiana contemporanea. Tra gli autori oggetto delle sue ricerche figurano, fra gli altri, Tommaso d’Aquino, Ludwig Wittgenstein, Alvin Plantinga, Michele Federico Sciacca e Luca Obertello. Presso l’Università di Genova svolge attività didattica nei corsi di Storia della filosofia, Correnti del pensiero contemporaneo e Didattica della filosofia.

 

De Biasio G., Natura ferita e grazia nel pensiero di Dalmazio Mongillo. Per una rilettura tomista del peccato originale

Dalmazio Mongillo OP (1928-2005) si è concentrato su temi di teologia morale, come la libertà, la coscienza, la grazia e sulla “dimensione etico-teologica della Summa Theologiae”. Questo contributo vuole investigare il rapporto tra natura ferita e grazia nel suo pensiero, per offrire una sua rilettura tomista del peccato originale. La teologia del peccato originale in Tommaso d’Aquino rappresenta una sintesi tra Agostino ed Anselmo d’Aosta, magistralmente espressa nella frase “concupiscentia cum carentia originalis iustitiae”, come radice euristica ed eziologica del male morale dell’uomo. Per Mongillo il male morale non è primariamente “trasgressione di norma” ma frattura della relazione filiale con Dio, conseguente al disordine postlapsario della libertà, rileggendo il peccato (anche quello originale) in chiave più relazionale che giuridica. Secondo Mongillo la morale tomista va letta non come trattato autonomo di precetti, ma come teologia della libertà redenta: del ritorno dell’uomo a Dio, come reditus per Christum, secondo la direzione offerta dall’Aquinate. In quest’ottica, per Mongillo la grazia è come l’elemento relazionale offerto da Dio per la redenzione di una libertà ferita, di una natura umana decaduta: ferita nelle sue facoltà di decidersi consapevolmente e liberamente per Dio e per il bene. Questa grazia non è un “oggetto” aggiunto, giustapposto ad una libertà ferita; essa invece è un dono che abilita ad intra ad operare secondo verità, un principio attivo che rigenera dall’interno, un ri-orientamento di conversione “per lo Spirito in Cristo al Padre”: un movimento attrattivo intrinsecamente trinitario e relazionale. In linea con la tradizione tomista della felix culpa e del principio della grazia elevans, oltre che sanans, per Mongillo l’esito della grazia non è restaurativo (come un ritorno allo stato di natura pura prelapsario) ma costitutivo di una possibilità megalogica in Cristo, esprimendo quell’accento cristologico, tipicamente tomista-domenicano, sempre preminente rispetto a una lettura puramente “protologica” del peccato originale.

Giadio De Biasio, S.T.D., M.Sc., è un sacerdote cattolico della diocesi di Teano-Calvi (CE). Ha conseguito una Laurea specialistica in Scienze Ambientali presso l’Università “L. Vanvitelli” di Caserta e un dottorato in Teologia dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana, con una tesi sul peccato originale in Anselmo di Canterbury e Tommaso d’Aquino (Pozzo di Giacobbe, 2023). Nel 2021-22 ha svolto un post-dottorato presso il Lonergan Institute (Boston College, USA), dedicandosi allo studio del peccato originale in Lonergan. È docente di Teologia della Creazione presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, I.S.S.R. Area Casertana. È membro della SITA (Roma), della CTSA e della EuARE. Ha recentemente pubblicato: «La salvezza in Cristo dei non nati e dei bambini morti senza battesimo» (Edizioni Sant’Antonio, 2024) e «New Catholic Blessings and Diversity in the Church» (KDP Press, 2024).

 

Del Gaudio D., Padre Lodovico Acernese: Il tomismo come scuola di pensiero critico per tutti

P. Ludovico Acernese (1835-1916) è un cappuccino irpino, lettore di filosofia, apostolo, scrittore e poeta, fondatore delle Suore Francescane Immacolatine e ministro provinciale dei cappuccini di Napoli e Terra di Lavoro. Nel contesto del neotomismo napoletano e dell'enciclica Aeterni patris di Leone XIII, Acernese ha lasciato diversi scritti tomisti a livello interdisciplinare. Abbiamo il trattato di logica, pubblicato, e quello di metafisica, ancora manoscritto. Esiste, poi, un trattato mariologico sull'Immacolata Concezione dal punto di vista antropologico, secondo il titolo dello stesso autore. Una delle cose interessanti dei trattati tomistici è che sono scritti in italiano, pur essendo ferratissimo nella lingua latina, come dimostra una lunga introduzione premessa al Trattato della Logica. Secondo lo stile dell'epoca, ogni capitolo si chiude con una moralità che vuole essere uno spazio dedicato a far comprendere come il tomismo si traduca in un pensiero critico capace di interpretare i problemi attuali in ogni settore della vita, non solo teoretico, ma anche pratico, politico, economico, sociale. Il trattato sull'Immacolata affronta la dottrina che era stata recentemente proclamata come dogma nel 1954 a livello antropologico. Seguendo il pensiero di san Tommaso, Acernese riesce a spiegare la figura di Maria come donna, evidenziando il suo ruolo nella storia della salvezza e la sua esemplarità per la Chiesa e per ogni credente, in particolare per la donna.

Suor Daniela Del Gaudio, delle Suore Francescane Immacolatine, è laureata in Lettere con indirizzo classico presso la Facoltà Federico II, ha conseguito la licenza e il dottorato in teologia dogmatica, con specializzazione in ecclesiologia, presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, ed ha un master in didattica multimediale conseguito presso l’Università Europea di Roma. È docente incaricato di teologia dogmatica presso il Pontificio Ateneo Regina Apostolorum di Roma (facoltà di teologia e ISSR), la Pontificia Facoltà di San Bonaventura (Seraphicum) di Roma, coordinatrice dell’Istituto Mulieris Dignitatem della stessa Facoltà, e docente invitato di ecclesiologia e mariologia presso la Pontificia Università della Santa Croce di Roma. È consultore del Dicastero per la Dottrina della Fede, direttrice dell’Osservatorio internazionale per le apparizioni mariane della Pontificia Accademia Mariana Internazionale e membro del consiglio direttivo della stessa, di cui è socio ordinario. A livello pastorale è membro dell’equipe di pastorale dell’USMI nazionale e delegata presso la consulta Cei per la famiglia. Giornalista pubblicista, collabora da diversi anni con riviste e periodici a carattere nazionale e locale. È esperta dell’AVEPRO.

 

Di Santo L., La filosofia tomistica della Persona nel pensiero sociale di Giorgio La Pira

Scriveva Giorgio La Pira : « La Summa di San Tommaso d'Aquino sta ancora innanzi a noi con tutta l'ampiezza della sua intelaiatura (filosofica e teologica): entro questa intelaiatura sarà ancora possibile il ritrovamento della sintesi culturale che ci manca». Nella nostra vocazione sociale egli proponeva un nuovo umanesimo di natura tomistica per far fronte alle crisi, in particolare sociali  che attraversavano il suo tempo. La profezia di Giorgio la Pira nel segno dell’actus essendi, che dà interezza all’essere umano, può essere la risposta per ritrovare la «perfezione assoluta» da cui scaturiscono le sorti della Persona dando speranza al lumen naturalis del Logos che nella luce della parola ritrova l’intelligenza più profonda e contemplativa sul sentiero del dialogo interiore con l’umanità intera.

Luigi Di Santo è Professore ordinario di Filosofia del diritto (SSD GIUR-17/A). Insegna attualmente Filosofia del diritto, Teoria dell’interpretazione e I.A., Teoria e pratica dei diritti sociali, Sociologia del diritto, Ermeneutica della temporalità giuridica nel Dipartimento di Economia e Giurisprudenza dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale.   Presidente del Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza.  Responsabile scientifico della Scuola Nazionale di Formazione Socio-Politica «Giorgio La Pira». Coordinatore del Dottorato di Ricerca in “Pubblica Amministrazione e imprese per l’innovazione e lo sviluppo del territorio”. Responsabile e scientifico della rivista «Democrazia e Diritti Sociali» (rivista scientifica di classe A)

 

Diodato S., L’essere come atto e le sue strutture antropologiche. Natale Colafati lettore di Tommaso d’Aquino.

Natale Colafati si colloca nel solco del Neotomismo senza però comprenderlo come prospettiva obbligata da cui leggere Tommaso d’Aquino. Sulla scia di C. Fabro, egli afferra l’analogia come via per cogliere la differenza ontologica di ogni stato di cose, guardando all’esse tommasiano a partire da In I Sent., d. 33, q. 1, ad 1, dove l’analogia si articola in una triplicità logica diversamente impegnata sul piano ontologico: vi rintraccia la distinzione tra essenza ed esistenza e la differenza intensiva di ogni forma individualizzata secondo la partecipazione all’Essere. Ne derivano un’antropologia pensata nell’ordine della koinonia e una lettura tomista che si muove dentro e oltre la formazione neotomista.

Salvatore Diodato è dottorando presso la Pontificia Università Antonianum e cultore di Storia della filosofia medievale presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università della Calabria. Studia il pensiero del XIII e del XX secolo, in particolare quello tommasiano inteso come sintesi tra tradizione aristotelica e cristiano-platonica, e la sua ricezione contemporanea in P.T. Geach e J. Finnis (actus essendi; formæ simpliciter e forme individualizzate; carattere premorale del primo principio pratico; intenzionalità e descrizione dell’agire). Indaga inoltre il confronto tra l’Aquinate e Giovanni Duns Scoto, con attenzione alla nozione scotiana di ‘uno’ e alle sue implicazioni ontologiche e causali (causa concurrens

 

Furnal J., Cornelio Fabro e la svolta kierkegaardiana (ing)

Attingendo a studi recenti e a ricerche d’archivio condotte presso il Fondo Fabro di Santa Croce, questo articolo presenta una breve panoramica su un aspetto del contributo unico di Cornelio Fabro (1911–1995) in qualità di uno dei più importanti interpreti europei della teologia di Søren Kierkegaard. Dal punto di vista degli studi su Kierkegaard, la lettura tomista che Fabro offre degli scritti di Kierkegaard viene spesso trascurata. In particolare, sostengo che Fabro abbia individuato nell’antropologia teologica di Kierkegaard un’affinità strutturale con la partecipazione tomista: l’essere della creatura «davanti a Dio» è fondato sulla libera creazione dal nulla, che orienta il compito dell’identità personale verso la beatitudine. L’interpretazione tomista di Fabro mette in relazione metafisica e teologia per offrire un approccio paradigmatico al rinnovamento della teologia tomista nel dialogo con la filosofia continentale.

Joshua Furnal (STL, Angelicum; PhD, Durham) è docente ordinario di Teologia sistematica presso la Pontificia Università di San Patrizio a Maynooth. La sua attività di ricerca si concentra sulla teologia cattolica del XX secolo, sul tomista italiano Cornelio Fabro e sulla ricezione cattolica di Kierkegaard. È autore di Catholic Theology after Kierkegaard (Oxford University Press, 2016) e di Being before God: Cornelio Fabro, Thomism, and Søren Kierkegaard’s Theology (University of Notre Dame Press, 2025).

 

Genovese I., “Amico e collega”. Le lettere di Étienne Gilson a Bruno Nardi e il confronto sulla natura del Tomismo

Giambertone L.,Bontadini with Aquinas, beyond Aquinas

Gustavo Bontadini (Milan,1903-1990) was one of the most important and original exponent soft wentieth-century Italian NeoScholasticism. Henever fully regarded himself as a Thomist, remaining faithful more to the spirit than to the letter of Thomas Aquinas.  Animated by the desire to defend the rationality of his own religious faith, Bontadini rose to the challenge posed by modern thought, engaging openly with it. What Aquinas had done with Aristotle, Bontadini did with Gentile. Unafraid to recognize the strengths of Actual Idealism, even at the risk of being suspected of heresy, hedrewon them to develop an original synthesiswiththeScholastictradition.In doing so, he showed that Gentile’s philosophy, far from entailing immanence, could serve as the starting point for reaffirming transcendence. This talk presents the life and though to fa philosopher who so ught to go “with Aquinas beyond Aquinas”, highlighting the courage of truth that made him heirto the Doctor Communis in method beforedoctrine.The aim is to Show the value and the enduring relevance of an intellectual attitude which, far from both dogmatic closure and uncritical openness, can still to day offer away of talking about God to contemporary man. The talk will be divided into two parts, one historical and the other theoretical. The historical part will trace Bontadini’s intellectual biography, with particular attention to his formation with in Milanese Neo-Scholasticism and his Confrontation with Actual Idealism. The theoretical part will outline the most significant outcome of this confrontation: the theory of the Unity of Experience, which was fundamental to Bontadini’s life long effort to “rigorize” rational theology.

Giambertone Luca. Areas of Competence: History of Philosophy, Italian Neoscholasticism, Phenomenology. Areas of Specialisation: Philosophy of Mind (Intentionality, Perception, Consciousness.

 

Giustiniani P., Mons. Prof. Pasquale Orlando, storico del neotomismo meridionale, teorico del tomismo esistenziale e dell’intellettualismo critico

Pasquale Orlando (8.1.1921-24.9.2009), Ordinario di Filosofia teoretica nella sezione san Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà di teologia dell’Italia meridionale in Napoli, ha contribuito alla riscoperta dei pensatori del Neotomismo meridionale. Egli si mostra convinto che l'indagine storiografica debba prendere le mosse non dal passato, bensì dalle ansie e dalle tensioni dell'uomo contemporaneo, in maniera da ristabilire un circolo ermeneutico coi secoli trascorsi senza abbandonare il fluire della coscienza storica. Le sue opzioni contenutistiche sono per Tommaso d'Aquino, per il realismo critico, nonché per la metafisica cristiana in dialogo con la storia della filosofia più recente.

Pasquale Giustiniani è Ordinario emerito in Filosofia nella sezione san Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà di teologia dell’Italia meridionale in Napoli. Tra i suoi scritti, Introduzione, in Fiorentino Fernando (a cura di), Tommaso d'Aquino, Somma di Teologia, vol. I, Parte Prima, Città Nuova Editrice, Roma 2018, 5-141. È stato alunno, poi assistente e, infine, successore, di Pasquale Orlando sulla cattedra di Filosofia teoretica e, poi, sulla cattedra di “San Tommaso d’Aquino e neotomismo dell’Italia meridionale” (istituita dalla santa Sede: cfr. prot. Arcivescovado di Napoli, n. 8249 del 19.7.2019).

 

Grimaldi F., Contro la frammentazione del moderno nel Card. Francica Nava (1846-1928) tra ratio, rivelazione e antimodernismo nella Sicilia di fine Ottocento e inizio del Novecento

Il saggio analizza i modelli di ricezione, le strategie di radicamento e le declinazioni istituzionali della restaurazione filosofica promossa dall’enciclica Aeterni Patris (1879) di Leone XIII all’interno del contesto ecclesiale e culturale della Sicilia a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Il fuoco della ricerca è incentrato sulla figura del cardinale Giuseppe Francica Nava di Bondifè, di cui si esamina il percorso intellettuale e pastorale quale snodo cruciale tra la speculazione accademica e la prassi pastorale antimodernista. Sotto il profilo metodologico, l’indagine si muove lungo un duplice binario storiografico. In primo luogo, attraverso l’analisi filologica ed ermeneutica della fonte primaria De concordia rationis et fidei iuxta mentem divi Thomae (1882) - prolusione recitata da Francica Nava in occasione dell’istituzione della rinnovata Accademia teologica di San Tommaso nel Seminario Vescovile di Caltanissetta, promossa dallo zio vescovo Giovanni Battista Guttadauro -, lo studio decodifica le prime risposte dottrinali della Chiesa insulare contro l’egemonia delle correnti positiviste e relativiste coeve. L’armonia originaria tra indagine razionale e verità rivelata viene qui teorizzata non come mero esercizio astratto, ma come dispositivo apologetico e pedagogico finalizzato alla riconquista intellettuale della società. In secondo luogo, il contributo indaga la maturazione internazionale del prelato e il suo impatto sul territorio della Sicilia orientale. L’esperienza diplomatica come nunzio apostolico in Belgio consentì a Francica Nava di entrare in diretto contatto con l’avanguardia scientifica del neotomismo dell’Università di Lovanio, guidata dal Cardinal Mercier. Questo bagaglio esperienziale permise al futuro arcivescovo di Catania di superare i limiti di un tomismo rigidamente manualistico e di importare nella diocesi etnea una visione dinamica della Scolastica. Il neotomismo promosso a Catania tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento diviene così il baricentro di un organico progetto culturale e dottrinale volto ad arginare la secolarizzazione e a governare le tensioni della modernità.

Fausto Grimaldi, nato a Caltagirone nel 1980, è sacerdote diocesano nell’Arcidiocesi di Catania dal 2007. Ha conseguito la laurea in Filosofia presso l’Università degli Studi di Catania e la laurea specialistica in Teorie della conoscenza, della morale e della comunicazione presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. Nel 2016 ha discusso la tesi di dottorato presso la Pontificia Università Lateranense con il prof. G. Basti, dal titolo: “Libero arbitrio e Neuroscienze. Tra approccio intenzionale e sfide della Neuroetica”. Docente di Filosofia e tutor presso il polo FAD S. Luca di Catania e Facoltà Teologica di Sicilia dal 2008, è autore di diversi articoli di carattere pastorale, spirituale e filosofico, tra cui la trilogia “Eletti nell’umiltà; Eletti nella condivisione; Eletti della comunione” (pubblicati su periodico Prospettive e sulla rivista Laós). Dal 2022 è docente incaricato di Filosofia presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino. Oltre ad aver partecipato a Simposi e Convegni di studio internazionale, ha promosso presso la parrocchia S. Euplio di Catania numerose attività culturali incentrate su letteratura mondiale, morale e filosofia, lanciando a partire dal 2015 i cicli di conferenze “Leggere per… comprendersi”, “Leggere per… comprendere la Persona”, “Leggere per… comprendere la Dottrina”. Postulatore della Causa di Canonizzazione del Beato Giuseppe Benedetto Dusmet e della Venerabile Lucia Mangano. Nel 2023 pubblica il testo: Nient’altro che Te, o Signore. La vita “bella” del prete Attualmente svolge (Nero su Bianco, Biancavilla 2023). Presidente e socio fondatore della S.I.T.A. Sicilia orientale. Attualmente svolge attività di ricerca sul pensiero e gli scritti di S. Tommaso d’Aquino focalizzando gli studi sull’Ilemorfismo aristotelico-tomista. Tra le sue recenti pubblicazioni: L’anima “contenente” e non “contenuta” e la prospettiva di Tommaso d’Aquino, in Laòs 2 (2024), 5-13; Il Verbo della Bellezza: compiutezza aperta in San Tommaso d’Aquino, in Atti del Convegno Internazionale di Studi di Fossanova – Priverno (LT), 19 ottobre 2024: “La via della bellezza. Esse e pulchrum nel pensiero di Tommaso d’Aquino”, Roma 2025, pp. 93-102; Corpo contenente o corpo contenuto nel pensiero di Tommaso d’Aquino, in Laòs 2 (2025), 9-20; L’unione delle due nature nell’unica “Persona divina”. Una lettura cristologica di “Cristo-persona” in San Tommaso d’Aquino, in Laòs 2 (2026), 35-42.

 

Hudson J., Causa sui: Fabro, Týn e la sede dell’automozione della volontà

Tomáš M. Týn, O.P. (1950–1990) nacque a Brno, ma fu formato, ordinato e reso teologo in Italia: studiò allo Studio Filosofico Domenicano di Bologna, si addottorò all’Angelicum nel 1978, scrisse e pubblicò in italiano e insegnò a Bologna fino alla morte — tomista italiano per formazione, lingua e cattedra, se non per nascita. Il contributo lo mette a confronto con Cornelio Fabro (1911–1995). Entrambi sono tomisti della partecipazione; entrambi rifiutano la libertà d’indifferenza molinista; entrambi affermano che la volontà muove se stessa; entrambi tengono che lo spirito finito debba essere mosso da Dio. La divergenza non riguarda dunque la mozione divina, ma la sede di una formula che entrambi ereditano da Tommaso: «Liberum est quod causa sui est, secundum Philosophum in principio Metaphysicae» (De veritate, q. 24, a. 1). Fabro ne distingue i registri — nominativo e metafisico in Spinoza, ablativo ed etico-psicologico in Aristotele, e simile ablativo ed etico-ontologico in Tommaso — e spiega la causa sui con «il primato del momento soggettivo sull’oggettivo nell’attuarsi della libertà» (Riflessioni sulla libertà, c. II). Týn la dichiara «concetto contraddittorio in terminis» e l’ammette «oggettivamente (intenzionalmente) e non soggettivamente (fisicamente)» (Sacra Doctrina 92, 1980, 65): la premozione fisica trova l’autodeterminazione «intenzionalmente già attuale, ma fisicamente ancora potenziale» e l’attua (1979, 126). Pertanto, la stessa formula si applica a entrambi. Tuttavia, la interpretano in modo diverso: per Fabro il “soggettivo” è l’agente concreto che sceglie il fine ultimo; per Týn il “soggettivo” è il fisico opposto all’intenzionale. Questa asimmetria suggerisce opposizione ma in realtà nasconde un accordo. La relazione esplora quanto i due si avvicinino nella loro comprensione della libertà.

P. Joseph Hudson, O.S.B., è monaco dell’Abbazia di Nostra Signora di Clear Creek (Oklahoma) e dottorando in teologia morale presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum), dove prevede di discutere la tesi nel settembre 2026. La tesi verte su «Deification as Conformation to Christ according to Thomas Aquinas: The Moral-Theological Structure of Participation in the Divine Life». Insegna presso l’Angelicum e presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo. I suoi interessi di ricerca riguardano la grazia, le virtù e la libertà in Tommaso d’Aquino, con particolare attenzione alla metafisica della partecipazione e alla mozione divina della volontà.

 

Lardiello A., «Con Tommaso oltre Tommaso». Il Tommaso di Gustavo Bontadini: esse ut actus, opposizione al negativo e dimostrazione dell’esistenza di Dio

Tra i “volti di un tomismo vivo” del Novecento italiano, Gustavo Bontadini (1903-1990), maestro della Neoscolastica milanese all’Università Cattolica, incarna un caso esemplare di fedeltà creativa all’Aquinate. Il contributo ricostruisce il “Tommaso bontadiniano”: non il Doctor communis manualizzato e “soprastorico”, ma la figura viva colta come «tappa saliente» dell’andare-in-sé della filosofia cristiana. Erede della tradizione che riconosceva nell’esse il concetto-cardine, «l’anima di San Tommaso», Bontadini attribuisce all’Aquinate il merito di aver pensato l’essere come actus (esse est actualitas omnis formae), contro ogni essenzialismo, e ne rivendica la «carica di costruttività» ancora inevasa (cf. La concezione classica dell’essere e il contributo del tomismo). Tesi centrale: la fecondità inferenziale dell’esse ut actus si dispiega solo quando esso venga «compenetrato» con l’«opposizione al negativo». L’actus essendi va inteso nel suo originario opporsi al non-essere, opposizione che investe l’esistenza e non l’essenza (cf. Con Tommaso oltre Tommaso). Su questa base l’esperienza del divenire, dove «l’esistenza non esiste», diventa la “base di lancio” dell’inferenza metafisica, cioè della dimostrazione dell’esistenza di Dio, colta come conciliazione dialettica dell’originaria contraddizione tra ragione ed esperienza (cf. Sull’aspetto dialettico della dimostrazione dell’esistenza di Dio). Ne risulta una metafisica neoclassica e neoparmenidea in cui il Principio di Parmenide sostiene lo stesso teorema creazionistico. La relazione mostra come la formula «con Tommaso oltre Tommaso» condensi un tomismo autenticamente vivo: fedele all’Aquinate proprio nel proseguirne «la pista ch’egli aveva additato». Se ne valuterà, infine. L’attualità e la portata teoretica, nel dialogo con l’idealismo di Gentile e con il confronto sull’essere aperto da Emanuele Severino, a riprova della perdurante vitalità speculativa del pensiero di Tommaso.

Alberto Lardiello è presbitero dell’Arcidiocesi di Acerenza (PZ), ha studiato Teologia presso l’Istituto Teologico di Basilicata e Filosofia presso la Pontificia Università Lateranense e l’Università degli Studi di Perugia. dottorando in Filosofia medievale presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino in Roma (Angelicum). Attualmente è docente di Teologia presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma) e docente di Filosofia Teoretica all’Istituto Teologico di Basilicata. È socio della Associazione Italiana di Filosofia della Religione, della Società filosofica Italiana (Potenza), della Società Internazionale Tommaso d’Aquino (Roma) e della British Society for the History of Philosophy. Tra le sue pubblicazioni: Essere per la speranza. La passione e virtù della speranza in Tommaso d’Aquino (2025); A. Lardiello, Spes Pulchritudinem supponit. La relazione tra la speranza e la bellezza nella Summa Theologiae di San Tommaso d’Aquino, in L. Congiunti - E. Vitale - M. A. Beroch (a cura di), La via della bellezza. Esse e Pulchrum nel pensiero di Tommaso d’Aquino (2025).

 

Lombardi G., Luigia Tincani: per una metafisica tomista della carità

Si intende approfondire il pensiero di Luigia Tincani (1889-1976) fondatrice della congregazione delle Missionarie della Scuola e della LUMSA. A partire soprattutto dal suo scritto La metafisica della carità del 1830, si mostrerà come, a partire dalla filosofia della natura di Tommaso d’Aquino, ella fonda ontologicamente la carità. Ho già sviluppato questo tema in prospettiva educativa in Educare è amare, relazione al Convegno organizzato dalla SITA di Bologna nel 2025, pubblicata negli Atti in “Divus Thomas”.

Giulia Lombardi, docente straordinario di Storia della filosofia antica nella Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Urbaniana; presidente della Fraternita Laica Domenicana di Roma; fondatrice e membro del comitato scientifico e del corpo docente del Joint Diploma in Ecologia Integrale Laudato Si’; membro del Consiglio direttivo del Centro Internazionale di Studi Cateriniani.

 

Lufrani R., Dalla metafisica della Natura alla metafisica della Storia. Tommaso Demaria e l’estensione dinamica del realismo tomista

Il contributo di don Tommaso Demaria S.D.B. (1908-1996) all’interno del Novecento italiano si caratterizza non come una rottura, ma come un’autentica e vitale continuazione del realismo di san Tommaso d'Aquino, volta a rispondere alle sfide dell'epoca contemporanea. Se l'Aquinate ha magistralmente strutturato la metafisica della Natura – intesa come l’ambito dell’ente statico la cui essenza reale è immutabile (ens cuius essentia est) –, Demaria estende l’indagine ontologica a quella porzione dell'essere che la scolastica medievale non ebbe necessità di tematizzare sistematicamente: la realtà storica. Con l’avvento della rivoluzione industriale e tecno-scientifica, non è più la Natura a essere centrale, bensì la capacità di trasformarla, ossia la Storia. Demaria risponde a questo “cambiamento d'epoca” scoprendo la categoria di “ente di secondo grado” o “ente Dinamico”, la cui essenza reale non è data all’origine ma si costruisce attivisticamente nellospazio e nel tempo (ens cuius essentia fit). Rifiutando i condizionamenti delle metafisiche immanentiste e del divenirismo nichilista, il pensatore salesiano ancora saldamente la sua riflessione al metodo realista oggettivo dell’Aquinate, basato sulla verità come adaequatio intellectus et rei. Attraverso lo sviluppo dei trascendentali dinamici e della categoria di dinontorganismo (organismo dinamico a valore ontologico), Demaria edifica una metafisica della realtà storica in continuità con il tomismo classico, proponendo un “realismo integrale” strutturato su due segmenti — lo statico e il dinamico — in cui l’ente statico funge da fondamento metafisico ineliminabile per l’ente dinamico. La proposta demariana rappresenta così per la Storia ciò che la sintesi dell'Aquinate ha rappresentato per la Natura, offrendo l’orizzonte di un tomismo vivo in grado di illuminare lo sviluppo contemporaneo verso la ricapitolazione in Cristo.

Fr. Riccardo Lufrani, O.P., sacerdote domenicano, è Reggente degli studi della Provincia Romana di Santa Caterina da Siena dei Frati Predicatori e Assistente ecclesiastico nazionale dell'UCAI (Unione Cattolica Artisti Italiani). Dottore in teologia, è docente invitato alla Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum) e insegna presso la LUMSA e la Notre Dame Rome Global Gateway. Da oltre un decennio si dedica alle questioni poste dallo sviluppo tecnologico, e in particolare dall'intelligenza artificiale, sviluppandone una lettura filosoficoteologica nel solco del realismo tomista prolungato da Tommaso Demaria.

Luise G., L’argomento ontologico e la sua critica: Sofia Vanni Rovighi e Gustavo Bontadini

La critica di Sofia Vanni Rovighi all’argomento di Anselmo ricalca le linee fondamentali della critica di Tommaso. La studiosa sottolinea in diversi luoghi che il punto fondamentale di valutazione della prova è l’idea dalla quale l’argomento parte, la sua genesi e la sua funzione sistematica. In questo senso, la critica rioercorre una linea di interpretazione dell’argomento diffusa anche in alcuni settori della metafisica analitica, come per esempio nella riflessione proposta da Anthony Kenny. D’altro canto, anche la lettura di Gustavo Bontadini parte da una linea critica simile. Tuttavia, in Per una teoria del fondamento, saggio raccolto in Metafisica e deellenizzazione (1975) Bontadini delinea un percorso che in qualche modo riprende l’argomento. In quelle pagine si intende l’affermazione dell’esistenza di Dio come mediata dalla negazione della contraddizione presente nell’esperienza, ovvero come l’affermazione dell’essere assolutamente immune dal non-essere equivalente a sua volta all’ affermazione che l’essere del fondamento è per eccellenza χοριστόν. Nel paper presenteremo le posizioni sul tema della Vanni Rovighi, di Bontadini e una nostra riflessione complessiva.

Gennaro Luise è Professore Straordinario di Metafisica e Vice-Decano della Facoltà di Filosofia della Pontificia Università della Santa Croce (Roma), dove insegna dal 2012. In precedenza, ha insegnato presso l'Università di Catania. Si è laureato all'Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Dottorato di Ricerca a Catania ed è stato visiting scholar a l’Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne. Abilitato all’insegnamento Universitario in Italia e in Francia, si occupa di metafisica, filosofia moderna (Kant, Hegel), neoscolastica, teologia naturale e logica e ontologia analitica. Fra le sue pubblicazioni, Forma e finalità dell’intelletto. Deduzione trascendentale e oggettività della conoscenza in Joseph Maréchal, Roma, EDUSC, 2025 e Percorsi di metafisica e teologia naturale nella modernità, Roma, EDUSC, 2025. Attualmente è Principal Investigator del progetto di ricerca interdisciplinare Rediscovering the Individual. An Inquiry into a reshaped Metaphysics.

 

Magnano F., Un tomismo vivo alla prova di Hegel. Sofia Vanni Rovighi e la dimostrabilità dell’esistenza di Dio

Sofia Vanni Rovighi (1908-1990) è stata tra i volti più rigorosi del tomismo italiano del Novecento, e tra le pochissime donne a tenere in Italia una cattedra di Filosofia teoretica. Ne Il problema teologico come filosofia (1977) ella difende la possibilità di dimostrare filosoficamente l’esistenza di Dio, riprendendo la prima via tomistica come argomento dal divenire: ciò che diviene non ha in sé la propria ragione e rinvia a un termine immutabile. Il presente contributo si sofferma su un momento poco studiato di quella difesa, il confronto con Hegel, che di quell’argomento è l’avversario più radicale, poiché fa del divenire la realtà originaria negando così ciò che l’argomento presuppone. Dopo Kant, le prove parevano screditate, un residuo di metafisica ormai tramontata. Vanni Rovighi osserva che a riaprire la questione è proprio Hegel, che rivendica al pensiero la capacità di elevarsi dal mondo a Dio. Hegel tuttavia non si limita a difendere le prove tradizionali, ma le corregge. Il loro difetto, sostiene, sta nel muovere dal mondo come da una realtà consistente, senza riconoscere che pensarlo davvero significa coglierne l’insufficienza, la negatività. A questa correzione Vanni Rovighi non oppone un rifiuto, ma la accoglie e la conduce oltre l’esito che Hegel ne trae. Se il finito va negato in quanto contraddittorio, quella contraddizione va superata non solo «nel senso hegeliano di aufgehoben», ma verso «un vero essere che non ha la negatività del finito», cioè verso un Dio realmente trascendente e non verso il culmine immanente del divenire. Questa correzione poggia su una distinzione che ella dichiara «in antitesi» con Hegel: l’essere indeterminato e vuoto della Scienza della logica (che si rovescia nel nulla ed è per Hegel stesso Dio prima della creazione) non coincide con l’ipsum esse subsistens, la pienezza dell’essere; confonderli conduce a un assoluto che diviene invece che a un Dio che trascende. La lettura qui proposta, non formulata dall’Autrice, ma ricavata da sue posizioni documentate, vede in questo confronto con Hegel il banco di prova più severo di quell’argomento, perché è proprio lì, contro chi fa del divenire l’origine, che la trascendenza di Dio dev’essere assicurata. Se ne ricava l’immagine di un tomismo vivo capace di misurarsi con l’obiezione più forte assumendola anziché tenerla a distanza.

Fiorella Magnano è docente incaricato presso la Facoltà di filosofia della Pontificia Università Lateranense dove insegna corsi afferenti la storia della filosofia medievale dal 2013. Ha pubblicato la prima traduzione in lingua moderna del De topicis differentiis di Severino Boezio per la Bompiani nel 2017 e un commento analitico al medesimo testo per la Brepols nel 2018. Ha esaminato la recezione della topica boeziana soprattutto in ambito teologico in autori come Cassiodoro, Pietro Abelardo e Alberto Magno. Ha partecipato al XXVI Colloquio annuale della SIEPM (Ramat-Gan-Israel 4-6 Aprile 2022) e al XVth Congresso internazionale di filosofia medievale (Paris 16-22 Agosto 2022). I suoi interessi di ricerca riguardano soprattutto la logica e la metafisica medievale e le inevitabili ricadute in ambito teologico.

 

Mantovani M., La presenza di Tommaso d’Aquino nei testi fondamentali del “realismo dinamico” di Tommaso Demaria

L’intervento si focalizza sulla figura e sull’opera – specialmente i 5 testi fondamentali del “realismo dinamico”, espressione con la quale comunemente si qualifica la sua proposta teoretica – del teologo e filosofo salesiano don Tommaso Demaria (Vezza d’Alba, 1908 - Torino 1996), docente soprattutto presso la Sezione di Torino della Facoltà di Teologia dell’Università Pontificia Salesiana. Anch’egli contribuì a “rendere vivo” il pensiero di S. Tommaso d’Aquino, valorizzandone l’organicità sistematica e la profondità di lettura della realtà nei suoi vari aspetti e dimensioni, ed auspicandone – attraverso il pensiero “din-ont-organico” – un ulteriore sviluppo in prospettiva sociale e storica.

Mauro Mantovani, salesiano sacerdote, è attualmente il Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana. Dottore in filosofia (Pontificia Università di Salamanca) e in teologia (Pontificia Università San Tommaso d’Aquino), insegna filosofia teoretica presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma, in cui è stato Decano delle Facoltà di Filosofia e di Scienze della Comunicazione Sociale, e Rettore Magnifico (2015-2021). Le sue principali ricerche e pubblicazioni riguardano vari temi di frontiera tra teologia e filosofia, nell’Aquinate e tra i commentatori soprattutto della cosiddetta “Seconda scolastica” spagnola. È socio della S.I.T.A. e membro della Pontificia Accademia San Tommaso d’Aquino.

 

Martinez Perea P. D., Padre Cornelio Fabro e lo Schema De doctrina S. Thomae servanda nella fase preparatoria del Concilio Vaticano II.

Durante la fase antepreparatoria del Concilio Vaticano II, una delle proposte motivate della S. Congr. per i Seminari e gli Studi Universitari portava come titolo "De doctrina S. Thomae servanda". In fase preparatoria la Pont. Commissione per i Seminari, gli Studi e l’Educazione Cattolica propose uno Schema con lo stesso titolo e i suoi Additamenta.  Presentato e redatto dal P. C. Fabro. Il presente studio offre i diversi suoi interventi relativi, a partire dei ‘Verbali’ consultati nell’Archivio Apostolico Vaticano. L’importanza dello Schema si evince anche perché appare come uno dei 22 Schemi approvati per essere presentato per le discussioni ai Padre conciliari al Vaticano II.

Mons. Pedro Daniel MARTÍNEZ PEREA. Nato a Mendoza (Argentina) il 5.III.1956. Ordinato sacerdote (clero secolare) a Mendoza, il 17.XII.1981. Alunno (straordinario) del Studium Apostolici Romanae Rotae Tribunalis (Città del Vaticano, 1987-1990), Laureato in Diritto Canonico per l’Ateneo Romano della Santa Croce (1988), Diploma del Istituto San Tommaso (Angelicum, 1990), Dottore in Diritto Canonico (1992), Dottore in Teologia Dogmatica (2003), entrambi presso la Pontificia Università Lateranense (Roma). Ricercatore presso l’Archivio Segreto Vaticano (1990-2003), l’Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede (1998-2003) e l’Archivio Apostolico Vaticano (2023-2025). Consacrato vescovo il 19 marzo 2010. Dal 22 febbraio 2011 fino al 9 giugno 2020 ha esercitato il suo ministero come vescovo titolare della Diocesi di San Luis (Argentina). Dal 11 luglio 2020 è Vescovo emerito de San Luis.

 

Neri M., Verità, esistenza, causa: l’itinerario metafisico neotomista di Carlo Giacon S.J.

Il trinomio “verità esistenza causa”, titolo della nota opera della maturità di C. Giacon (1973), che sistematizza i principali temi della sua speculazione filosofica, vuole anche indicare il focus contenutistico su cui verterà il presente studio dedicato all’originale teoresi del maestro padovano.

 

Petagine A., Giovanni Battista Montini, Giuseppe Abbà, Livio Melina e la dottrina tomista dell'intrinsece malum.

La dottrina dell’intrinsece malum rappresenta una sorta di paradosso all’interno della tradizione tomista: per un verso, essa appare intimamente legata all'etica di Tommaso d'Aquino; tuttavia, solo a partire dal XIV secolo, in particolare con Durando di San Porziano (1270/75-1334ca), Francísco Suárez (1548-1617) e i successivi commentatori tomisti, l'utilizzo di questo lemma ha preso piede e una vera e propria dottrina dell’intrinsece malum ha preso forma. Nella relazione che proponiamo vogliamo mostrare come alcuni tomisti italiani della seconda metà del Novecento abbiano offerto un contributo significativo al ripensamento dell'esistenza di atti intrinsecamente cattivi e alla considerazione di questa tesi come autenticamente tomista. In primo luogo, osserveremo l'importanza storica della presa di posizione assunta da Giovanni Battista Montini/Paolo VI nell’Humanae Vitae (ripresa anche dalla Veritatis Splendor di Giovanni Paolo II), in cui si sostiene l'esistenza di atti intrinsecamente cattivi. Offriremo qualche riflessione sul “tomismo” di Montini, mediato certamente, ma non solo, dal pensiero di Jacques Maritain. In secondo luogo, osserveremo come Giuseppe Abbà e Livio Melina abbiano difeso la tesi secondo cui esistono azioni che si possono mai fare, mostrandone l'intimo legame con la dottrina dell'atto morale propria di Tommaso d’Aquino. Infine, osserveremo come questi autori, in particolare Abbà, abbiano rimarcato su questo punto la distinzione tra la genuina dottrina di Tommaso e quanto sostenuto dal tomismo moderno, criticando soprattutto la dottrina di Suárez. In conclusione, mostreremo come la dottrina dell’intrinsece malum si possa inquadrare in una più ampia spinta del tomismo nel Novecento: quella che muove a recuperare il genuino pensiero di Tommaso d'Aquino liberandolo da inconsistenze, equivoci e fraintendimenti che, come in questo caso, sono presenti, piuttosto, nel tomismo moderno.

Antonio Petagine è Professore associato di Storia della filosofia presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre – Roma e Professore visitante presso la Pontificia Università della Santa Croce – Roma.

 

Pietrosanti R., Un tomismo didattico: gli Elementi di filosofia di Sofia Vanni Rovighi.

Gli Elementi di filosofia di Sofia Vanni Rovighi, tre volumi editi e spesso ristampati in un arco di tempo che va dal 1941 al 2022 sono l’opera didattica più nota della filosofa della Cattolica. Il contributo si propone di evidenziare la peculiarità dell’interpretazione didattica dell’Autrice sondando la struttura e la presentazione tematica ivi contenuta. 

Romano Pietrosanti, sacerdote diocesano di Latina dal 1988, dottorato in Filosofia presso la PUG nel 1994, laureato in Filosofia (VO) presso l’Università di Roma Tor Vergata nel 2003. Professore consociato di Antropologia filosofica presso la Pontificia Università Urbaniana dal 2021, di Filosofia dal 1988 presso l’ITL di Anagni,, già invitato di Etica sociale e Filosofia politica presso l’Angelicum. Principali pubblicazioni: L’anima umana nei testi di S. Tommaso. Partecipazione – spiritualità – immortalità, ESD, Bologna, 1996; Elementi di antropologia filosofica, Urbaniana University Press, Città del Vaticano, 2021. Vari articoli su riviste scientifiche.

 

Porcarelli A. - Ciambrone R., Il tomismo pedagogico di Gesualdo Nosengo: l’insegnamento come “ars cooperativa naturae”

Gesualdo Nosengo rappresenta un’espressione originale – in campo pedagogico – di quel "tomismo vivo" che non si limita alla riproposizione letterale dei testi di Tommaso d'Aquino, ma continua a generare cultura, istituzioni e prassi educative. Il contributo propone di interpretare il suo pensiero come una forma di tomismo pedagogico, nella quale alcune categorie fondamentali del pensiero dell'Aquinate – persona, natura, libertà, virtù, educabilità, teoria della conoscenza e apertura al bene comune – vengono assunte non come semplici oggetti di riflessione filosofica, ma come principi generatori di una vera e propria antropologia pedagogica. Assume particolare rilievo la Quaestio disputata De Magistro, che Nosengo traduce, presenta e commenta nel volume La persona umana e l'educazione, proponendola agli insegnanti come fondamento di una concezione dell'insegnare ben radicata nella tradizione tomista. Il tomismo non viene così "applicato" alla pedagogia, ma diviene il principio ispiratore di una concezione dell'educazione, della scuola e della professionalità docente nella quale la formazione integrale della persona costituisce il criterio ordinatore dell'intero processo educativo. Un aspetto particolarmente interessante sta nella coesistenza, nel processo di formazione della persona, del concetto di azione auto-diretta dell’allievo con quello di causalità vera ed efficiente del maestro. In tal senso, i processi etero ed auto-educativi partecipano di una stessa natura, mirante al passaggio – nel discente – dalla potenza all’atto, ossia al suo “graduale ed armonico sviluppo” verso la piena attuazione di sé. Ciò si collega alla funzione educativa del linguaggio, anch’essa fondata sul pensiero tomista, che si rivela nella dialettica tra signum e discursus rationis, che descrive i due momenti chiave della conoscenza umana, che vanno dall'indizio o oggetto sensibile posto all’origine del processo conoscitivo, al movimento logico e discorsivo della mente, procedente da una cosa nota a un'altra ignota. Tale impostazione trova una significativa traduzione storica non solo nell'opera scientifica di Nosengo, ma anche nel suo impegno culturale e associativo, culminato, nel 1944, nella fondazione dell'UCIIM, allora Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi (oggi Unione Cattolica Italiana Insegnanti, Dirigenti, Educatori e Formatori), il che ci mostra come la riflessione pedagogica possa tradursi in una comunità professionale dedicata alla formazione degli insegnanti e alla qualificazione culturale della scuola attiva ancora oggi. In questa prospettiva, la definizione dell'educazione e dell'insegnare come ars cooperativa naturae non rappresenta soltanto una felice sintesi della pedagogia nosenghiana, ma costituisce la chiave interpretativa di un modo di intendere l'azione educativa come cooperazione intelligente e responsabile con il dinamismo della natura personale, secondo una prospettiva profondamente radicata nell'antropologia tomista e capace di ispirare ancora la riflessione pedagogica e concrete iniziative culturali e formative nel XXI secolo.

Raffaele Ciambrone: Professore associato di Didattica e Pedagogia speciale presso l’Università di Pisa dove ha diretto, dal 2022, il Corso di specializzazione per il sostegno didattico. Coordinatore del gruppo Istruzione e Università dell’Osservatorio nazionale per la condizione delle persone disabilità, dal 2012 al 2022 ha rappresentato l’Italia nella European Agency for Special Needs and Inclusive Education. Si è laureato in filosofia fondamentale tomista presso la Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino. Autore di numerosi articoli scientifici su temi didattici ed educativi, sta per pubblicare Il De Magistro di S. Tommaso D’Aquino. Il compito dell’insegnante secondo il Doctor Angelicus.

Andrea Porcarelli. Professore Associato di Pedagogia Generale e sociale all’Università di Padova. È stato Coordinatore della scuola di dottorato in Scienze pedagogiche, dell’educazione e della formazione. È co-direttore delle collane peer reviewed: “Ars cooperativa naturae” (Diogene Multimedia), “L’esperienza religiosa. Incontri multidisicplinari” (FrancoAngeli) e della rivista “La scuola e l’uomo ricerca”. Autore di numerosi volumi, tra cui ricordiamo: Fuochi da accendere. Pedagogia della scuola tra educazione integrale e responsabilità civile (Diogene Multimedia, 2026), Religione e scuola fra ponti e muri. Insegnare religione in un orizzonte multiculturale (FrancoAngeli, 2023), Istituzioni di pedagogia sociale e dei servizi alla persona (Studium, 2021).

 

Sartori A., Un tomista ceco nel Novecento italiano. La questione dell’analogia in p. Tomáš Týn O.P.

Il contributo intende approfondire, partendo dall’analisi della dottrina týniana dell’analogia entis e della partecipazione, la nozione di “analogia completa”: tale nozione, infatti, consente la reciproca implicazione dell’analogia proportionis nell’analogia proportionalitatis e viceversa; e ciò permette a p. Týn di render ragione della dipendenza causale della creatura dall’ipsum esse subsistens e della comunicazione partecipata dell’atto d’essere secondo la misura propria di ciascun ente. Questa riformulazione – frutto di vent’anni passati da p. Týn sul suolo geografico e culturale italiano – risulterà uno dei contributi più originali del tomismo italiano del Novecento.

Alberto Sartori (Venezia, 1998) è dottorando in Scienze Religiose presso la Facoltà Teologica di Lugano e in Filosofia presso l’Università di Firenze. I suoi interessi di ricerca si focalizzano sul pensiero filosofico e teologico del Novecento svizzero-tedesco, con particolare attenzione al pensiero di Hans Urs von Balthasar.

 

Snyder R., Cornelio Fabro sulla Quarta Via: la prova platonica di Dio ex dignitate”

Cornelio Fabro sostenne che la quarta via fosse la più formale (e dunque, a suo giudizio, la migliore) delle prove dell’esistenza di Dio nelle opere di san Tommaso. L’intervento esaminerà le differenze tra la forma «canonica» della quarta via nella Summa Theologiae e l’articolazione della prova preferita da Fabro nel Commento a Giovanni. In questo passo, Tommaso afferma che i Platonici giunsero alla conoscenza di Dio ex dignitate. Alla luce della datazione più tarda del Commento, è importante chiedersi in che modo Tommaso possa aver utilizzato le fonti platoniche alle quali ebbe accesso verso la fine della sua vita.

Padre Raymund Snyder è un frate domenicano della Provincia di San Giuseppe (USA). Originario del Kansas, ha conseguito una laurea di primo livello (B.A.) in Studi Classici e Filosofia presso l'Università di Notre Dame e la Licenza in Filosofia presso the Catholic University of America. Ha conseguito il dottorato presso la Università Pontifica di San Tommaso d'Aquino a Roma (Angelicum). Attualmente è professore incaricato presso l’Angelicum. Insegna corsi di primo ciclo di storia della filosofia antica, di latino, e di scienze umanistiche. Inoltre, insegna vari corsi di secondo ciclo nell’ambito della tradizione platonica.

 

Zanet L. M., Dall’«ens primum cognitum» a una riscoperta dell’oggettività per i nostri tempi.

Tommaso dedica alcune delle sue pagine più belle all’ens “primum cognitum” e oggi – nell’ambito dell’indagine su un “tomismo vivo” – la figura di Sofia Vanni Rovighi (1908-1990) appare centrale perché capace di riproporre, in pieno Novecento e quando allora poteva apparire avveniristica, una riscoperta forte dell’ens. Vanni Rovighi ha infatti argomentato con finezza concettuale e appassionata aderenza alla realtà tale primum cognitum, praticando e insegnando a praticare una metafisica sempre esigente nell’esibire i fondamenti veritativi d’ogni enunciato, lontana per formazione e vocazione da tutto ciò che fosse “suggestione” anziché “dimostrazione”. Figura di rilievo della nascente Università Cattolica del Sacro Cuore e in dialogo con altri neotomisti, tra cui Amato Masnovo, Vanni Rovighi si aprì al tempo stesso alla fenomenologia tedesca, frequentando lezioni di Heidegger durante le quali ascoltò di Husserl. In seguito conobbe Hartmann e pubblicò un lavoro (per i tempi pionieristico) su La filosofia di Edmund Husserl, volendo portare questo autore nel cuore della sua ricerca e docenza. Da questi primi contatti, Vanni Rovighi non temette di restare fedele all’Aquinate, suo grande amore filosofico, nell’apertura però al proprio tempo e pervenendo a una rigorosa convergenza tra istanze propriamente tomiste e indagine fenomenologico-realista: quest’ultima potrebbe averla aiutata a ridefinire il ruolo del soggetto conoscente, contro ogni “riduzionismo” novecentesco. In lei, seppur con accentuazioni differenti, si ritrova quello sguardo su una fenomenologia definita essa stessa “nuova scolastica” che riecheggia in Edith Stein, fenomenologa esperta di Tommaso e traduttrice del De Veritate. Discutendo una sintetica biografia intellettuale di Sofia Vanni Rovighi e insistendo sui suoi snodi più audaci e fecondi, si intende pertanto presentarne il ruolo e l’attualità quale esponente di un neotomismo vivo, capace di riscoprire la limpida bellezza dell’oggettività, atta a contrastare le tentazioni soggettivistiche e relativistiche di oggi come di ieri.

Lodovica Maria Zanet (zanet@unisal.it) è professore Stabilizzato per le cattedre di Filosofia Teoretica dell’Università Pontificia Salesiana di Roma, dove insegna Filosofia Teoretica I (Moduli Base e Avanzato, di cui il Modulo Base dedicato alla Metafisica di stampo aristotelico-tomista) e Questioni di metafisica contemporanea. In ambito filosofico, insegna inoltre Elementi di Antropologia Filosofica, per il Terzo Settore. Ha collaborato e/o insegnato presso: Université de Genève, Archives Husserl presso l’École Normale Supérieure de Paris, Università di Bergamo, Università Cattolica di Milano dove è stata anche docente a contratto, Sezione di Torino-Crocetta dell’Università Pontificia Salesiana e l’Istituto Paolo VI di Nave (BS), affiliato al medesimo ente e dove le è stato affidato nell’anno 2019-2020 il corso di Storia della Filosofia Medievale. Ha pubblicato, tra l’altro, le monografie: Decifrare l’esperienza. Atti e vissuti in fenomenologia (Mimesis 2009); Immagini del sentire. Atti e abiti, infatuazioni e incantamenti (OCD 2010); Dai valori alle virtù. Un percorso tra rinnovamento e crisi (EDB 2014); ha curato un Dossier su La grandezza della metafisica, in dialogo con Vittorio Possenti, Dario Sacchi e Fabiola Falappa, edito su Salesianum nel 2026, e lavora attualmente su temi di metafisica classica e contemporanea; sui trascendentali; su una metafisica del sentire. È intervenuta e in seguito ha pubblicato nell’ambito del Convegno SITA 2024 a Fossanova sul Pulchrum, con una proposta dal titolo «La salutare distanza. Castitas riflesso del Pulchrum». In ambito non filosofico, ha pubblicato, tra l’altro: La santità dimostrabile. Antropologia e prassi della canonizzazione (EDB 2016); Martirio. Scandalo, profezia, comunione (EDB 2017); Testimoni di speranza disarmata […] (Elledici 2026). Collabora stabilmente con la Postulazione Generale Salesiana dal 2012 e con la CEI (di cui è stata borsista) dal 2019.

 

COMUNICAZIONI VIRTUALI

Aceto A., Essere, intenzionalità e coscienza. Una rilettura fabriana della psicologia filosofica di Tommaso d’Aquino

Il celebre principio «Cognitum est in cognoscente secundum modum cognoscentis»1 trova nell'interpretazione di Cornelio Fabro un ribaltamento del soggettivismo: la conoscenza tommasiana non fonda la realtà, ma vi si radica2. L’intenzionalità e le funzioni di coscienza non sono fondanti, bensì fondate sull’actus essendi e sull’apertura prioritaria della mente all'essere. La species intelligibilis non scinde soggetto e oggetto, ma ne veicola la relazione reale. Da questo realismo metafisico scaturiscono autocoscienza, volontà e agency: il soggetto non si coglie in modo immediato, ma scopre sé stesso, la propria libertà e la propria capacità d'azione attraverso l'incontro intenzionale con il mondo3.

Alessio Aceto è dottorando in Storia della filosofia medievale all'Università “Antonianum” di Roma. La sua tesi, Il concetto di distinctio nella filosofia Scoto-lullista. Una lettura di filosofia della mente, analizza il tema della distinzione e le sue ricadute sulla mente medievale. I suoi studi spaziano da Tommaso d’Aquino a Duns Scoto, Raimondo Lullo e alla scuola francescana, integrando la metafisica medievale con la filosofia analitica, la psicologia filosofica e la psicoanalisi (con focus su intenzionalità, autocoscienza e soggettività). È autore del testo Il Tomismo Analitico. Alcuni percorsi di lettura, dedicato ai punti di contatto tra pensiero medievale e contemporaneo.

 

Crisci G. C., Oltre Tommaso, con Tommaso: Carmelo Ottaviano e la rifondazione trascendente del realismo nel Novecento italiano

La comunicazione propone una rilettura del siciliano Carmelo Ottaviano (1906-1980) nel quadro del tomismo italiano del Novecento, soffermandosi sul rapporto, insieme filiale e critico, con Tommaso d’Aquino. Pur riconoscendo nell’Aquinate un momento imprescindibile della metafisica cristiana, Ottaviano ritiene necessario oltrepassarne il sistema per scongiurarne possibili sviluppi immanentistici. Il contributo indagherà così il tentativo di rifondare il realismo in senso trascendente, con particolare attenzione alla Metafisica dell’essere parziale e alla funzione della mediazione cristologica nel rapporto tra finito e infinito. Il confronto con Tommaso si configura pertanto come una forma di ricezione dinamica: riconosce nell’Aquinate un momento imprescindibile della storia della metafisica cristiana, ma ritiene necessario oltrepassarne il sistema per elaborare una nuova metafisica, capace di salvaguardare simultaneamente la consistenza del reale e la trascendenza dell’Assoluto.

Gabriele Crisci è iscritto alla laurea magistrale in “Filologia classica” presso l’Università di Catania e allo Short Master in “Storia e letteratura della tarda antichità latina” dell’Università di San Marino. Ha svolto periodi di studi all’estero presso la Paris-Lodron Universität Salzburg e l’Universidade de Coimbra. I suoi interessi di ricerca riguardano la ricezione della tradizione patristica greca e latina nella speculazione filosofica medievale, con particolare attenzione al pensiero di Tommaso d’Aquino. Attualmente sta svolgendo Servizio Civile Universale presso la Biblioteca del Monastero di San Benedetto di Catania, come addetto bibliotecario. È membro di diverse associazioni accademiche e culturali, tra cui l’Associazione Internazionale di Studi Tardoantichi (AIST), il Centro Studi “Roma Arcaica”, la Consulta Universitaria per la Storia del Cristianesimo e delle Chiese (CUSCC), con cui collabora anche nell’ambito della Segreteria, e la Società Dante Alighieri (SDA), nella quale ricopre l’incarico di responsabile giovani del Comitato catanese.

 

Cucurachi L., Sofia Vanni Rovighi sull’accezione di Philosofia Perennis

 

Mietelski T., Sofia Vanni Rovighi: tomismo e fenomenologia nell’antropologia

Sofia Vanni Rovighi nella sua antropologia era legata al tomismo. Allo stesso tempo considerava la filosofia di Husserl come un ritorno contemporaneo alla filosofia classica. Non accettava la fenomenologia come propria filosofia, ma come interlocutrice diretta della neoscolastica. Sosteneva che l’antropologia filosofica fosse possibile e che le discipline umanistiche non potessero sostituirla. Essa dovrebbe procedere in due fasi: una descrizione fenomenologica che vada oltre la descrizione empirica e un’inferenza metafisica sulla natura dell’uomo. Tale natura consiste nell’unità dell’uomo, nella sua spiritualità e nella sua libertà. L’unità e la libertà vengono spiegate a livello fenomenologico, mentre l’esistenza dell’anima viene dimostrata attraverso l’esperienza e l’inferenza metafisica.

Dott. Tymoteusz Mietelski – sacerdote polacco, ricercatore presso Academia Cattolica di Varsavia. Interessi scientifici: etica, fenomenologia, fenomenologia italiana. https://orcid.org/0000-0001-5279-4648

 

Milidone R., Verità e metafisica. La duplice accezione del vero nella rigorizzazione severiniana della via ex motu

Nella rigorizzazione della via ex motu (Summa Theologiae, I, q. 2, a. 3) proposta dal giovane Severino, la verità compare due volte, e non a pari titolo. Intesa dapprima come adaequatio intellectus et rei, essa è il “fondamento metodologico” del sapere e il luogo da cui la metafisica prende inevitabilmente le mosse. Da qui, attraverso una calibrazione ontologica del principio di ragion sufficiente, si giunge alla Trascendenza creatrice, circolarità di “autocoscienza” e “autofondazione”. Solo allora, come corollario, emerge la verità ontologica dell’ente come ens verum, pensata nel suo rapporto con la Verità originaria secondo il modulo della relatio idealis (De Pot., q. 7, a. 10).

Raoul Milidone (19/09/2002) è laureato magistrale in Scienze Filosofiche (LM-78) presso l’Università Ca' Foscari di Venezia, con una tesi su Severino e la metafisica, da cui è tratta l’omonima monografia (Marcianum Press – Edizioni Studium, in corso di pubblicazione). È autore dell’articolo Giovanni Gentile e l’attualità del classico (Teoria e Critica della Regolazione Sociale, in corso di pubblicazione). Ha tenuto una relazione al Seminario di Metafisica sul Saggio di una metafisica dell’esperienza di Bontadini (Ca’ Foscari, 2024). È membro del CISE (sezione di Venezia), della Scuola di Filosofia San Benedetto e dell’Associazione Studentesca Antonio Rosmini (Venezia).

 

Palagiano G., Gustavo Bontadini

 

Parmeggiani F., Alberto Boccanegra e il tomismo integrale

 

Pirajno M., Vanni Rovighi e Nicolai Hartmann 

 

ultimo aggiornamento: 30 Set 2026

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